Sergio Boldrin, nato a Venezia nel 1957, dove vive e lavora, è Maestro mascheraio con due noti atelier nella città lagunare, che gestisce con il fratello Massimo. La bottega è celebre anche per aver collaborato con il teatro e con il cinema, in particolare con le maschere realizzate per il film di Stanley Kubrick "Eyes Wide Shut". Boldrin ha esposto le sue creazioni in Italia e all’estero, a Londra, Parigi, New York e Los Angeles.

Ci racconti la sua storia. Come ha avuto inizio?

Tutto è iniziato un po’ per caso, un po’ per gioco. Ho sempre avuto la passione e l’amore per l’arte, la creazione e la pittura. Dipingevo sempre e ovunque. Un giorno, vicino a casa mia, in un campo si fermò la compagnia teatrale “Teatro l’Avogaria”, che metteva in scena canovacci sulla Commedia dell’Arte e quei teatranti usavano delle maschere, eseguite in modo molto approssimativo in cartapesta. Questo ricordo è rimasto nel magazzino della mia memoria fino a quando non decisi che la mia strada sarebbe stata quella della realizzazione di maschere.

La maschera è autentica quando vi è la dignità artigianale. Una vera maschera veneziana deve essere eseguita interamente in modo artigianale e in cartapesta.

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L’originalità è la fantasia. Una maschera può essere tradizionale e allo stesso tempo originale, basta usare colori diversi dai soliti, tecniche di colorazione innovative o, semplicemente, inserire l’elemento “sorpresa”, come la foglia d’oro o d’argento

C’è una persona o un evento che ha influito nella scelta di questo mestiere?

Sicuramente, da veneziano, l’evento che ha reso possibile la realizzazione di questa mia passione, poi divenuta un mestiere a tutti gli effetti, è stato il Carnevale. Venezia riscopriva, dopo anni, questo momento di gioia, di spensieratezza, ricco di colori, forme e odori, con un’energia e fantasia totalmente nuove. La città, così, si riavvicinava a vecchie tradizioni e, ovviamente, all’arte del mascheramento. E chi fu la protagonista indiscussa di questo lieto ritorno? La maschera! Non potevo più ignorare quella che sarebbe stata la mia strada.

Le maschere veneziane sono conosciute in tutto il mondo e vantano una storia secolare, legata al Carnevale. Quali sono le innovazioni che lei ha apportato in una tradizione così antica?

All’inizio del mio percorso ho iniziato, come molti, riproducendo le forme tradizionali, come la Bauta, il medico della peste, la moretta o i protagonisti della Commedia dell’Arte. Con il passare del tempo, la mia curiosità, la voglia di imparare e mettermi alla prova mi hanno portato a creare nuove forme, stravaganti e più innovative, per le quali ho tratto spunto dal mio mondo, dal mio tempo e, soprattutto dalla storia dell’arte: infatti prendo spunto da grandi opere di artisti e le reinterpreto secondo un gusto personale.

Come si realizza una maschera? Quanto tempo si impiega per avere l’opera finita?

Come tutte le opere si inizia sempre da un’idea che viene trasformata in bozzetto, vero punto di partenza nella realizzazione di una maschera.
Il processo di produzione vede l’avvicendarsi di diverse fasi: nella prima bisogna modellare la creta. Questo passaggio prende il nome di “positivo”, qui la nostra idea iniziale trova una propria dimensione nella scultura.

In un secondo momento si prepara la gettata con il gesso che adageremo con molta attenzione sulla creta; dopo circa 30 minuti il gesso si è solidificato, capovolgendolo potremo togliere la creta, ottenendo il “negativo”, che va pulito a fondo.
Segue il momento della cartapesta: dopo aver steso della vasellina o dell’olio, si iniziano a stendere i pezzi di carta bagnati con della colla da parati o vinilica all’interno del “negativo”. Per il numero di strati – solitamente 2 o 3 – dipende tutto dalle dimensioni della maschera. Dopo che la carta si sarà essiccata, la si potrà estrarre: abbiamo la maschera, pronta per essere tagliata nei contorni e successivamente… dipinta!

Non è semplice quantificare il tempo impiegato, in quanto dipende dalle dimensioni, dall’idea e dalla progettazione stessa.

Cosa deve avere una maschera per essere autentica?

La maschera è autentica quando vi è la dignità artigianale. Una vera maschera veneziana deve essere eseguita interamente in modo artigianale e in cartapesta.

Cos’è l’originalità per lei? È possibile essere originali con maschere della tradizione?

L’originalità è la fantasia. Una maschera può essere tradizionale e allo stesso tempo originale, basta usare colori diversi dai soliti, tecniche di colorazione innovative o, semplicemente, inserirel’elemento “sorpresa”, come la foglia d’oro o d’argento.

Qual è l’opera più curiosa o stravagante da lei realizzata?

Il mio lavoro mi permette di avere un bagaglio di opere stravaganti, davvero enorme. Di curiose ne ho eseguite molte: dal riprendere la famosa opera di Picasso “Guernica” e dipingerla su una maschera di grandi dimensioni, alle maschere a forma di violino, dai ritratti famosi di Shakespeare al Casanova di Fellini. Fino all’ultima creazione per Doppia Firma “Medico dell’aria”.

Quest’anno, nell’ambito del progetto “Doppia Firma”, ha lavorato a contatto con Philippe Tabet, designer francese. L’opera realizzata è molto contemporanea e innovativa. Quando le è stato sottoposto il progetto, come ha accolto la sfida?

Essendo una persona di natura molto curiosa, quando mi venne proposto di lavorare con un designer, accolsi subito la sfida. Poter lavorare con Philippe è stato per me un grande stimolo, un onore e un’importante esperienza. Siamo riusciti, nel migliore dei modi, a rendere attuali ed estremamente contemporanee due maschere tipiche della più antica tradizione veneziana: il medico della peste e la moretta.

Sono divenute 8 maschere futuriste e sono orgoglioso di aver condiviso questo progetto con mio fratello e il nostro laboratorio, felici di aver creato una maschera nuova.

La sua clientela è varia ed eterogenea: dalle star di Hollywood al Vaticano, dalla nobiltà europea alle produzioni cinematografiche. Come coniuga le richieste della clientela con la sua idea di maschera?

Solitamente la nostra clientela sceglie maschere già finite ed eseguite a gusto nostro. La sfida inizia con il teatro e le richieste di registi e sceneggiatori: fondamentale è capire l’anima dello spettacolo, interpretandone la messa in scena. Amo collaborare con le diverse forme artistiche.

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