L'intervista di questo mese è dedicata a Danilo Bosio, direttore della fonderia Battaglia di Milano, una delle fonderie storiche presenti sul territorio Milanese che nel 2013 festeggerà i suoi 100 anni di attività.

Ci racconti la storia della Fonderia Battaglia?

I tre soci originari danno vita alla fonderia nel 1913, per soddisfare sia la richiesta di opere a soggetto religioso (vista la vicinanza al Cimitero Monumentale), sia la crescente richiesta di opere monumentali, legata proprio alla cultura del monumento pubblico e all’abbellimento degli spazi urbani con opere d’arte.

Come si svolge il vostro lavoro con gli artisti?

Dalla nostra fonderia sono passati moltissimi artisti di fama internazionale: Pomodoro, Azuma, Messina, Bodini, Manzù, Marino Marini... oggi, purtroppo, di scultori che lavorano il bronzo ce ne sono sempre meno.
Nel corso dei decenni abbiamo realizzato opere di grandissima importanza: la Porta Santa della Basilica di San Giovanni in Laterano, per esempio, un’opera di Floriano Bodino. Lavoriamo con Arnaldo Pomodoro: per lui abbiamo realizzato alcune opere poi esposte ai Musei Vaticani e davanti al palazzo dell’ONU.
Gli artisti qui si sono sempre sentiti a casa: venivano qui a lavorare e a rifinire l’opera. Qualcuno ogni tanto dava qualche problema in più, perché erano molto esigenti nei confronti del lavoro e della qualità finale. I nuovi artisti sentono sempre meno la necessità di lavorare con questa materia, e per avvicinare le nuove generazioni abbiamo organizzato dei workshop, in cui è possibile esplorare insieme alle nostre maestranze il processo di lavorazione del bronzo nelle sue fasi.

È importante capire che da noi ogni oggetto passa attraverso diverse fasi, tutte realizzate a mano da artigiani giovani e molto specializzati.

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Le tecniche che usate hanno conosciuto evoluzioni o modifiche, con il tempo?

Le tecniche non sono cambiate. C’è stata un’innovazione nel campo della cottura: adesso usiamo stufe a gas, ma il processo è rimasto lo stesso nel corso degli ultimi cento anni. È importante capire che da noi ogni oggetto passa attraverso diverse fasi, tutte realizzate a mano da artigiani giovani e molto specializzati.

I giovani si avvicinano a questo lavoro?

Qualche anno fa abbiamo iniziato con gli artigiani più anziani un processo di passaggio del know-how: abbiamo formato ragazzi giovani che adesso lavorano all’interno della fonderia.
I nostri visitatori sono sempre molto stupiti dall’età dei nostri artigiani.
Questo processo di informazione e promozione è fondamentale, perché la Fonderia Battaglia non è solo una fabbrica ma anche un centro culturale: nel nostro passato (e spero anche nel nostro futuro) c’è un grande bagaglio di cultura, intesa proprio come una informazione, una capacità e una storia che sarebbe un peccato perdere o non trasmettere.
E l'interesse c'è: durante il Salone del Mobile, in collaborazione con il FAI, abbiamo per esempio aperto il nostro laboratorio e in due giorni e abbiamo avuto più di 2000 visitatori.

Come si è evoluta la vostra clientela?

Fino a quindici anni fa la Fonderia aveva come clienti molti scultori provenienti dal Nord Europa, o comunque una clientela relativamente internazionale. Adesso il bacino di clienti è prevalentemente nazionale. Negli ultimi cinque anni abbiamo quindi cercato di sviluppare e promuovere l’opificio anche all’estero, dove il panorama degli collezionisti è molto più vivo; e dove accade più di frequente di trovare giovani artisti. In Italia, purtroppo, il passaggio generazionale tra gli artisti più affermati e i giovani è molto lento e poco avvertibile.