Carlo Apollo è il creativo che trasforma il legno antico in vere e proprie opere d'arte, ridonandogli nuova vita. I suoi pannelli e pavimenti preziosi sono "sartoriali" creati cioè su misura per ogni tipo di committenza. Carlo Apollo è presente su www.well-made.it il nuovo portale dedicato alle eccellenze dell'artigianato italiano realizzato da Fondazione Cologni e Whomade.

Qual è la sua storia?

Sono nato negli anni Cinquanta in Puglia. L'ambiente in cui sono cresciuto è stato molto importante per lo sviluppo di alcuni lati del mio lavoro: da sempre, infatti, sento un forte attaccamento per tutto quello che rappresenta l'italianità più vera e autentica, cioè il calore familiare, i rapporti umani, le cose genuine. All'epoca, inoltre, esisteva una maggiore attenzione per la conservazione e il riutilizzo: la filosofia del riuso l'ho appresa in casa. È così che è iniziato tutto.

Che formazione ha avuto? E quanto ha influito nella scelta di questo mestiere?

Non sono mai stato uno studente "convenzionale", diciamo così: la scuola mi sembrava limitasse le mie ambizioni, volevo mettermi alla prova sul campo. Perciò ho iniziato a bazzicare i cantieri,con papà, osservando il lavoro degli architetti e degli operai. Lì è nata la passione per l'ambiente del design d'interni, ma anche la consapevolezza di quanto il lavoro sia dedizione e fatica, e che nulla succeda per caso, ma che ci voglia una buona dose di impegno. È con maestri come Mario di Donato e Renzo Mongiardino che mi sono davvero formato, unendo la competenza acquisita in mezzo ai costruttori con l'arte dei due grandi geni.

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Il suo lavoro ha subito col tempo delle evoluzioni: è partito dai pavimenti in mosaico per arrivare al legno antico con la linea API-Antichi Pavimenti Italiani. Ci racconti questa scelta.

Sono sempre stato innamorato dei materiali inusuali e che hanno qualcosa di originale da dire. Il mosaico mi affascinava perché con le sue mille tessere, con i suoi preziosi mattoncini, può raccontare una storia sempre nuova. Inoltre, quella del mosaico è un'arte antica, che arriva direttamente dal mondo bizantino. Seguendo il filo rosso delle tradizioni che vengono da lontano, ho deciso di iniziare a sperimentare con un materiale che sento vicino al mio modo di essere, il legno. È la materia che in assoluto conserva più ricordi e caratteristiche dell'epoca in cui è stata lavorata, trattenendo nelle sue fibre la patina del tempo. E ho scoperto che, giocando con il legno antico, posso davvero ripercorrere interi secoli in un attimo.

Che materiali usa? E in particolare qual è la storia del legno che adopera?

Utilizzo principalmente materiale di recupero, cioè legno proveniente da altre sedi, alcune volte in stato di dimenticanza o abbandono. Per me, prendere questa materia "addormentata" e farla tornare a splendere nei miei lavori è una gioia, sento come se mi stessi inserendo nel ciclo della vita e stessi facendo la mia parte nella costruzione di qualcosa di unico. Sì, perché le mie produzioni sono davvero espressione di un'arte inimitabile, quella del riutilizzo di materiale vetusto per raggiungere un risultato all'avanguardia.

Per il design dei motivi decorativi trae ispirazione da qualcosa in particolare?

Mi ispiro alle forme della natura, che ha saputo creare ben prima di noi motivi incredibili: le venature delle foglie sono i migliori ghirigori, le onde del mare le più belle linee curve. Mi basta osservare intorno per trarre spunto, poi io cerco di replicare nei miei pavimenti la bellezza del creato. A volte seguo un'idea del momento o una suggestione particolare che deriva dal luogo in cui andrò a posare i miei pannelli: il risultato lo chiamo "pavimento sartoriale", cioè un prodotto fatto su misura, che si modella sui desideri della committenza come una giacca o un abito da sera, ma che conserva l'estro e l'indipendenza del materiale di cui è fatto.

Qual è la sua clientela?

I miei clienti sono persone che amano l'arte e che conoscono il valore delle cose belle. Sono sia persone che desiderano circondarsi di dettagli preziosi in ogni angolo della loro vita (e della loro casa), sia persone che semplicemente danno importanza al lavoro artigianale, il vero vanto del nostro Paese. I miei clienti, soprattutto, comprendono quanto il lusso stia davvero non nell'esibizione a tutti i costi, quanto nel poter scegliere, e scegliere di andare controcorrente.

Quali sono state le commissioni più curiose che ha ricevuto?

Ho lavorato per importanti residenze private russe, cinesi, ukraine; ho perfino ricostruito i pavimenti delle Sale Sant'Alessandro e Sant'Andrea del Gran Palazzo del Cremlino, vedendo spazi immensi e committenti molto esigenti. All'estero hanno una considerazione diversa dell'artigianalità italiana, paradossalmente viene apprezzata molto più che da noi, e sono disposti a tutto pur di vedersi in casa un pezzo di tradizione nostrana. Il lavoro più curioso lo sto realizzando proprio ora ma non sono autorizzato a parlarne e, francamente e purtroppo, non credo che avrò mai l'autorizzazione a farlo.

Pensa che i giovani possano essere interessati a intraprendere questa attività?

Stiamo assistendo ultimamente ad un ritorno alle origini, ad un ripiegamento sulle radici, e sempre più ragazzi cercano di riscoprire il lavoro artigiano, la lentezza del fatto a mano. È una reazione, io credo, ai ritmi impossibili della modernità e all'alienazione che si produce attraverso i nuovi modi di comunicazione, efficaci ma impersonali. È necessario che il nostro savoir-faire non si perda, ma che venga tramandato alle nuove generazioni: siamo i detentori di un'arte antica troppo importante perché venga dimenticata, dobbiamo preservare secoli di storia trasmettendoli ai giovani, cosicché a loro volta possano farne tesoro. La difficoltà sta nel fatto che molto talento resta inespresso a causa del vuoto istituzionale e di quello che io definisco vuoto filantropico.

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