Gli antichi telai del XVIII secolo che la famiglia Bevilacqua tuttora impiega per tessuti operati di raro splendore e preziosità, sono gli interlocutori di Emanuele, figlio di Mario e discendente di Luigi, che oggi custodisce e porta avanti questo antico saper fare.

La storia della tessitura Bevilacqua è antica e illustre. Ci racconti quali sono le vostre origini e le peculiarità.

Il nome della famiglia Bevilacqua è legato al mondo della tessitura in Venezia da molti secoli. Un primo riferimento si trova su una pala di altare realizzata da Giovanni Mansueti nel 1499 per la Cappella Zen nella Chiesa di Santa Maria dei Crociferi: in un cartiglio inserito tra le architetture del dipinto compaiono i sette nomi dei Provveditori della Magistratura di controllo del Veneto Setificio, i cosiddetti “Zudezi di Provedadori” tra i quali “Ser Iacomo Bevilacqua”. Oltre a questo primo riferimento la nostra grande fortuna si materializza quando un nostro avo riesce a salvare alcuni telai auroserici sopravvissuti allo smantellamento e distruzione di tutte le attività tessili della città avvenuta da opera dei francesi al seguito di Napoleone.

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Lei è l'ultimo erede di questa nobile manifattura. Come è nata la passione per questo mestiere?

A 24 anni dopo il liceo e una prima esperienza nel mondo della progettazione Cad Cam, ho iniziato a lavorare presso l'attività di famiglia sia come artigiano e commerciante tessile nei negozi fondati da mio nonno Vittorio e poi ampliati da mio padre Mario, che nella tessitura di famiglia la "Luigi Bevilacqua". Qui ho iniziato la mia gavetta con la mansione di magazziniere per poi, con gli anni, appassionarmi sempre di più alla tessitura vera e propria dedicandomi allo studio del funzionamento dei telai per la realizzazione dei velluti soprarizzi.

Qual è stata la sua formazione? E cosa consiglierebbe a un giovane che vuole accostarsi a questa professione?

Ho potuto apprendere i segreti dei telai manuali dall’ultimo maestro specializzato, il “Sior” Angelo Falomo, all’epoca già in pensione, che per una vita aveva sovrinteso alla produzione dei soprarizzi. La sua esperienza, unita ai consigli delle anziane tessitrici, mi ha portato negli anni a restaurare e a rimettere in funzione un numero sempre maggiore dei nostri telai, cercando in modo particolare di riportare alla luce tecniche ormai dimenticate.

Non essendo rimasto nulla di scritto, molto spesso sono dovuto partire dallo studio del tessuto per risalire poi all’impostazione del telaio per realizzarlo. Questo è un mestiere che può dare tante soddisfazioni concedendo molto spazio all’inventiva e all’intuizione, ma richiede una grandissima passione e pazienza perché i risultati richiedono talvolta molto tempo.

Quali sono i vostri prodotti?

Produciamo tessuti sia a mano che a telaio meccanico come broccatelli, damaschi, lampassi, rasi, velluti, soprarizzi. Realizziamo inoltre prodotti finiti quali cuscini, copritavolo, arazzi che vendiamo nei nostri negozi.

Qual è la vostra clientela?

L’assoluta eccellenza fa sì che le nostre realizzazioni trovino collocazione in alcuni tra i più esclusivi palazzi e dimore private di tutto il mondo. Essendo l’ultima realtà capace di realizzare velluti e soprarizzi manuali esportiamo in tutto il mondo e per importanti commissioni pubbliche: dalla Casa Bianca, al Quirinale al Palazzo Reale di Stoccolma.

Tra i risultati del mio operato di cui vado più fiero c’è sicuramente la riproduzione di un velluto soprarizzo per il restauro delle poltrone del Cremlino. Per questa produzione ho dovuto approntare un telaio molto particolare; il tessuto in questione, infatti, aveva un disegno “a grottesche” con un campo di 60 cm a differenza dei disegni comunemente realizzati sui nostri telai a mano che hanno un campo di 30 cm. Per questo motivo ho dovuto rimettere in funzione macchinari fermi da molti decenni e realizzare ex novo alcuni elementi del telaio, come la cantra.

Quali sono state le commissioni più curiose che avete ricevuto?

È difficile dire quali siano le più curiose o interessanti commissioni, quello che per me risulta più stimolante sono le collaborazioni con alcuni tra i più famosi interior designer e artisti dai quali c’è sempre qualcosa da imparare.

Continuando l’attività di mio nonno e mio padre negli anni ho avuto il piacere di incontrare Scalamandré, Apfel, Ann Getty, Molineaux, Shapiro, Marino, Pinto, Peregalli; queste collaborazioni mi permettono di aggiungere dei dettagli di modernità a tessuti presenti nel nostro vasto archivio storico.

Oltre all'interior design la tessitura Bevilacqua lavora anche per note case di moda. Ci racconti nel dettaglio.

Da Roberta di Camerino negli anni '50 fino alle firme contemporanee, con cui collaboriamo stabilmente, il mondo della moda ha sempre rappresentato un punto di fascino ma al contempo una sfida.

L’aspetto per me più interessante e più difficile è quello della tempistica dei progetti. Il nostro lavoro che tradizionalmente è legato al restauro e arredo di importanti edifici ha dei tempi molto lunghi, i nostri clienti sono abituati ad attese di molti mesi che a volte superano l’anno. Comprensibilmente sono tempi assolutamente inaccettabili per il mondo della moda: spesso mi vedo obbligato a dover passare da un primo bozzetto alla messaincarta fino al primo campione in meno di 30 giorni.

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