La seguente, come le altre interviste effettuate, è stata in primis un’indagine conoscitiva utile per la comprensione delle singole realtà del territorio lombardo, poi una raccolta dati per individuarne le diverse necessità spaziali e di macchinari.

Per selezionare parte delle maestranze da intervistare, è stato consultato l’elenco delle eccellenze lombarde redatto da “Artis”. In questo articolo abbiamo intervistato Luigi Toppi maestro dell'intarsio.

Quando è nata la sua attività?

“Ho iniziato a lavorare insieme a mio fratello 34 anni fa e successivamente, circa 9 anni dopo, ho aperto il mio laboratorio. Da oltre vent’anni continuiamo a intarsiare: a oggi siamo in 3 addetti e la nostra forza sta proprio nell’esser piccoli”.

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In cosa consiste il suo lavoro? Qual è il processo ideativo-realizzativo?

“La prima fase si sviluppa spesso attraverso la collaborazione con architetti o designers ed è costituita dalla creazione del disegno associata alla scelta del materiale: radiche, trinciati, precomposti naturali e tinti sono i principali tipi di lastre lignee che utilizziamo, spesso accostate a metalli, madreperla e avorio. Le lastre hanno uno spessore di 0,6mm e, una volta selezionate, vengono tagliate con la taglierina a olio compresso per ottenerne dei pezzi facilmente manovrabili. Successivamente il disegno di progetto viene riportato su più lastre sovrapposte, per compiere un’unica operazione di taglio, e guidandole manualmente sotto il traforo meccanico si ottiene la figura: questo è quel passaggio fondamentale che ci permette di creare un numero di pezzi tale da ottenere una piccola serie del pannello finale. I piccoli pezzi creati vengono poi “sfumati” utilizzando sabbia riscaldata, che li brucia leggermente e permette di creare l’effetto di profondità o l’ombreggiatura della composizione. Infine si procede all’assemblaggio dei singoli pezzi tra loro, manualmente, utilizzando piccole taglierine o scalpelli: si crea così un pannello che viene poi pressato per ottenere massima aderenza dei pezzi alla carta. Sarà poi compito del falegname procedere all’impiallacciatura”.

Quali spazi sono necessari per la sua attività? Ci sono particolari accorgimenti da adottare?

“Per questo tipo di attività servono pochi spazi diversi ma adeguatamente dimensionati in funzione dei banchi da lavoro e dell’ingombro dei macchinari: questi occupano la parte principale dell’intero laboratorio ed è qui che si passa la maggior parte del tempo. I banchi vengono usati per apparecchiare e classificare i diversi pezzi dopo il taglio, oltre che per creare il pannello finale, perciò sono abbastanza grandi e lasciati liberi ai lati per potervisi muovere attorno. Il deposito dei materiali è un altro spazio fondamentale che deve essere organizzato in base al tipo di materiale e ai tipi di lastre che si utilizzano. In generale, oltre ad una buona organizzazione, sono necessari pochi particolari accorgimenti per rendere ottimale l’ambiente. Innanzitutto, essendo un lavoro di grande precisione, sia per il taglio al traforo sia per l’assemblaggio dei pezzi è necessaria una elevata illuminazione interna anche e soprattutto artificiale; inoltre, per favorire gli spostamenti di materiale è necessario che gli ambienti siano tutti sullo stesso livello e infine occorre garantire una ventilazione artificiale e una elevata altezza interna per i macchinari.”

Ha apprendisti nel suo laboratorio? Come vede i giovani che si vogliono avvicinare alla sua attività?

“In passato, ormai parecchi anni fa, venivano diversi ragazzi a chiedere di imparare il mestiere: le commissioni erano molte, quindi le lavorazioni erano diverse, e si trovava il modo di insegnare a un apprendista facendolo partire dalle cose semplici. Oggi invece i giovani non si avvicinano più al mestiere: il tempo per l’insegnamento ci sarebbe, ma il costo è troppo elevato e le lavorazioni tutte molto complesse, per cui non ci possiamo permettere di rischiare. Sicuramente i pochi stagisti che abbiamo avuto negli ultimi tempi, provenienti dalle scuole del mestiere, arrivano con una buona conoscenza dell’attività in generale; tuttavia hanno scarsa pratica manuale e, una volta fatta esperienza, tendono ad aprire una propria attività.”