L'intervista di questo mese è dedicata alla Sartoria Orefice di Cernobbio che da cinque generazioni fa dell'eccellenza il suo carattere distintivo.

La vostra è una delle più antiche sartorie italiane, ci racconti la vostra storia.

L'origine della sartoria risale al 1856 ma si menziona un Sig. Orefice di professione sarto già nel 1830. La sede è sempre stata Cernobbio, città di tradizione tessile, dove i miei predecessori hanno saputo intercettare la giusta clientela e sviluppare un'ottima reputazione professionale. Essi hanno impostato il lavoro offrendo un prodotto curato insieme all'attenzione per il cliente. Mio padre ha saputo affrontare la sfida del prȇt-à-porter e ha dato stile e raffinatezza alla sartoria, oltre a farsi apprezzare anche da una vasta clientela internazionale. Il metodo di lavorazione è ancora il tradizionale: tutto fatto a mano; questo è l'unico sistema flessibile che permette di dare la giusta tridimensionalità e ripetta la naturale caduta del tessuto.

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Cleto, lei rappresenta la quinta generazione di maestri sarti della Sartoria Orefice, come è cambiata la sartoria in questi anni?

È cambiata la percezione del tempo, anni fa il cliente era più disposto a ritagliarsi degli spazi da spendere in sartoria, oggi meno. È aumentata l’influenza della moda e i giovani clienti della sartoria chiedono linee che strizzano l’occhio alle tendenze. Il cliente straniero si ferma solo pochi giorni, per questo motivo per poterlo servire ci siamo organizzati per realizzare le prove necessarie con un tessuto posticcio, per poi confezionare gli abiti definitivi nei tempi dovuti e successivamente spedire. In linea di massima ho notato una diversità di richiesta tra clientela nazionale ed estera. La prima è diventata meno attenta alla qualità, mentre, per la seconda, l’abito cucito durevole e ben rifinito è ancora un valore fondamentale.

Molti personaggi illustri sono stati vostri clienti, dal Re di Spagna Alfonso XIII a Clark Gable e ancora statisti, imprenditori, uomini di cultura e atleti. Come è composta la vostra clientela di oggi?

La cifra comune della nostra clientela è quella di avere posizioni di responsabilità. Sono persone che sanno quello che vogliono e con le idee ben chiare; hanno importanti esperienze nella loro valigia. Ma nonostante tutto sono persone semplici. Cercano il consiglio e l’artigianalità, sono incuriositi dalla manualità, dal vezzo, dalle novità, ma in un giusto equilibrio con la discrezione. La maggior parte sono imprenditori o professionisti.

Con una moda in continuo e sempre più veloce cambiamento, con l'e-commerce e un concetto di abito legato all'usa e getta, al giorno d'oggi, c'è ancora spazio per il “su misura”?

Sono tutti fattori che influiscono nella scelta che fa un cliente e direi che oggi il guardaroba maschile non è composto da una sola firma, ma anche al cliente più tradizionale piace alternare. Comunque c’è ancora spazio per il nostro prodotto perché tocca il tasto del piacere personale e la sfera dell’autostima. A volte ho la sensazione che alcuni clienti vengano da noi proprio perché stanchi di questo modo veloce, urlato, ed effimero di coprirsi. Certamente anche l’abito su misura rientra nella ricerca di molti per la genuinità e per i prodotti senza trucchi. È una questione di cultura, ancor prima che di disponibilità economica. Anche nel nostro ambito l’innovazione o le nuove proposte sono ben accettate purché equilibrate.

L'artigianato contemporaneo deve saper sintetizzare tradizione e innovazione, come questo viene espresso nelle vostre creazioni?

Questo connubio trova la sua espressione nel sistema del Net Tailor, brevettato da noi. Altra innovazione è il trattamento a richiesta con nanotecnologia delle fodere che diventano batteriostatiche e abbattono il problema degli odori dovuti alla sudorazione. Stiamo inoltre proponendo una giacca con un nuovo contenuto stilistico: le ombreggiature su misura. La proposta è quella di ombreggiare la giacca per poter evidenziare o mascherare aspetti anatomici del cliente. Le ombreggiature possiamo darle sia con prodotti chimici usati a freddo sia con coloranti completamente naturali ed ecologici. È la nostra risposta al tema di Expo 2015.

Avete brevettato un nuovo sistema di sartoria a distanza. Ci può spiegare in cosa consiste Net Tailor? E che risultati vi ha portato?

È un sistema basato su una telecamera comandata in rete da remoto, che permette all'occhio del sarto di essere proiettato a distanza. Attraverso le ombre rileviamo gli appiombi e i difetti e altre misure con l’ausilio di una persona sul luogo. Questo metodo ci permette di accorciare i tempi di presa delle misure e delle prove e di essere in contatto con il cliente nel momento della richiesta. Net Tailor ci ha permesso di uscire dai confini nazionali e approcciare una clientela internazionale.

Pensa che i giovani possano essere interessati a intraprendere un mestiere d'arte come il vostro?

La risposta immediata è negativa perché il nostro sistema fiscale non incentiva l'artigianato. Ma la risposta del cuore è affermativa perché è un lavoro manuale, di occhio, di sensibilità, di passione e cultura che dà grande gratificazione personale. E poi ci sarà sempre qualcuno alla ricerca di un sarto.