Abbiamo chiacchierato con Rebecca J Coles sulla sua attività di Artista artigiana.

Che tipo di percorso formativo hai seguito? Come sei approdata a queste tecniche?

Ho conseguito sia una laurea sia un master in prodotti tessili. Il master verteva sulla realizzazione, mentre la mia materia fondamentale riguardava le stoffe tessute. L’arte della tessitura mette in evidenza la ripetitività che sta alla base della creazione di un’opera, e che è presente anche nel mio lavoro attuale. I concetti di ripetizione e scala ridotta sono molto importanti nella mia attività. Quando studiavo, sapevo di non voler lavorare nel mondo dei tessuti, ma ho comunque utilizzato il mio bagaglio formativo come trampolino per arrivare dove sono ora.

Ritieni più importante la formazione in laboratorio o in aula?

Sono entrambe importanti. La formazione in aula è essenziale, e si basa sulla materia fondamentale, sul desiderio di imparare, su insegnanti bravi e appassionati. Il laboratorio è altrettanto importante, perché permette agli studenti di sperimentare concretamente ciò che l’industria del design offrirà loro al termine del percorso formativo.

Quando studiavo, sapevo di non voler lavorare nel mondo dei tessuti, ma ho comunque utilizzato il mio bagaglio formativo come trampolino per arrivare dove sono ora.

Mi sento un’artista che pratica una disciplina artigianale. Talvolta il termine “artigianato” indica un mondo percepito in modo diverso da quello dell’arte, che evoca scenari più contemporanei.

Quali sono i canali di promozione della tua attività?

Le esposizioni nelle gallerie, il mio sito, le fiere.... Considero Origin (fiera londinese dell’artigianato contemporaneo, ndt) un’occasione straordinaria per far conoscere il mio lavoro. È il secondo anno che partecipo, e mi ritengo fortunata, perché è sempre un successo. Anche avere un sito che funziona, che rappresenta me e il mio lavoro ad alti livelli, è fondamentale. Non si vendono solo le opere: per alcune persone è importante sapere chi le ha realizzate, perciò è essenziale promuovere anche questo aspetto.

Ti ritieni più artista, artigiana o in equilibrio tra le due definizioni?

Mi sento un’artista che pratica una disciplina artigianale. Talvolta il termine “artigianato” indica un mondo percepito in modo diverso da quello dell’arte, che evoca scenari più contemporanei. Origin, essendo una fiera dell’artigianato contemporaneo, è un esempio della convivenza di questi due mondi.

Quali passioni ti guidano, ti ispirano o ti motivano?

Amo creare opere di cui essere orgogliosa e che piacciano alla gente. I complimenti che ricevo per il mio lavoro sono il primo stimolo a continuare; il fatto che il pubblico acquisti le mie opere rappresenta un’ulteriore motivazione. Vedere altri artisti al lavoro, intenti a creare, è sempre fonte di ispirazione, e un’esperienza preziosa. A conti fatti, il mio è un lavoro: trasformare un’attività che può essere considerata un hobby in un’occupazione redditizia è stimolante, ma ti costringe a guardare avanti.

In che modo gestisci i rapporti sempre più complessi tra tecnica e creatività?

Nel mio lavoro la ripetitività è molto evidente, ed è fondamentale che le mie opere siano realizzate a mano. È questa l’essenza della mia attività. Ritengo che il mio percorso creativo sia molto legato all’istinto: le mie reazioni sono del tutto inconsce. L’intero processo, dall’inizio alla fine – compreso lo sviluppo delle idee – è estremamente organico.

Quanto tempo hai impiegato a creare “Stamps 04”?

È molto difficile quantificare il tempo che impiego a realizzare le mie opere, perché, oltre a lavorare su più creazioni contemporaneamente, alterno attività diverse, per non rovinare le mani. Ritagliare troppo a lungo, infatti, non fa bene.
Per realizzare “Stamps”, ho impiegato una settimana per scegliere i francobolli, piegarli, disegnare gli stencil e, infine, ritagliare le farfalle. La settimana successiva le ho puntate con gli spilli e ne ho ricavato più opere.
Direi che la realizzazione di “Stamps04” richiede circa due settimane piene di lavoro.