Abbiamo incontrato il signor Aurelio Mutinelli, Presidente della Selleria Pariani, per farci raccontare la sua storia e quella della sua azienda, storica realtà milanese che diede vita alla prima sella moderna del mondo.

Quando ha inizio la storia della Selleria Pariani?

All'inizio del Novecento Adolfo Pariani aveva un negozio di abbigliamento e articoli inglesi a Milano, a due passi dal Duomo. Lavorando con degli ottimi artigiani, decise di iniziare a confezionare selle e accessori per conto proprio, per non doverli importare dall'Inghilterra.

In quegli anni Federico Caprilli, ufficiale di Cavalleria a Pinerolo, stava mettendo a punto un nuovo sistema per montare a cavallo differente da quello inglese che si usava all'epoca, che permetteva all'animale di effettuare il movimento più naturale possibile. Il signor Pariani si propose di collaborare per costruire un modello di sella che si adattasse al nuovo sistema e il tenente Caprilli accettò.

Fu così che nacque nel 1905 il modello Pinarolo, dalla cittadina piemontese sede della famosa Scuola di Cavalleria, ed ebbe inizio la storia della Selleria Pariani.

Nel 1912 venivano già esportate in tutta Europa e nel 1915 iniziò l'espansione negli USA, grazie alla collaborazione con il capo della cavalleria americana

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Hanno montato Pariani personaggi come Gabriele D'Annunzio, Giovanni Agnelli, Vittorio Feltri, lo stilista Valentino, John Kennedy...

Cosa ne ha determinato il grande successo?

Il prodotto fu subito molto apprezzato, tanto da aggiudicarsi una Medaglia d'oro per “lavori pregiati” all'Esposizione Internazionale di Milano del 1906, numerosi attestati da parte di Casa Savoia, una Medaglia d'argento alla IX Triennale e molti altri riconoscimenti.

Intanto il sistema ideato da Federico Caprilli, morto prematuramente nel 1907, si stava diffondendo e affermando in tutto il mondo. I suoi allievi adottarono infatti il Sistema Naturale di Equitazione, molto più comodo ed efficace, e iniziarono a vincere le più importanti competizioni in tutto il mondo, attirando l'attenzione dei cavalieri stranieri.

Le selle Pariani erano le uniche adatte a questo sistema e insieme a esso divennero famose e ricercatissime. Nel 1912 venivano già esportate in tutta Europa e nel 1915 iniziò l'espansione negli USA, grazie alla collaborazione con il capo della cavalleria americana E. Y. Argo. Per lui Pariani progettò un nuovo modello, chiamato appunto Argo, che ebbe un grande successo.

Come ha ereditato l'attività?

Entrai in azienda nel 1950. Alberto Pariani, figlio di Adolfo, aveva sposato mia zia Caterina Maria Marchesini e desiderava che qualcuno della famiglia potesse continuare l'attività, visto che lui non aveva figli. Io accettai con piacere e mi trasferii dalla natia Valpolicella a Milano.

Era per me un mondo del tutto nuovo, decisamente curioso. Stavo in ufficio tutto il giorno, per apprendere il sistema amministrativo, e seguivo il lavoro degli artigiani: li guardavo e soprattutto ascoltavo le loro storie, di persone particolari, di luoghi strani, di avventure con i cavalli. All'epoca non c'era fretta, si imparava con calma. Il tempo aveva un valore diverso. La decisione di Alberto di formare un sostituto si rivelò in seguito provvidenziale, visto che morì 6 anni dopo, lasciando a me e a mio zio la gestione dell'attività.

Chi gestisce oggi l'azienda?

Oggi l'azienda è in mano ai miei due figli Caterina e Carlo. Hanno iniziato a lavorare con me negli anni '80 e nel 2012 sono diventati i responsabili della gestione. Entrambi ora sono molto conosciuti e stimati, anche all'estero, e rappresentano il futuro dell'azienda.

A supportare il loro lavoro c'è una squadra di artigiani eccellenti: la loro passione e la loro competenza è il vero cuore pulsante dell'azienda. Perché, in fin dei conti, le cose materiali che contano e che durano le fanno gli uomini, non le macchine.

Cosa rende le vostre selle uniche ancora oggi?

La maggior parte delle sellerie produce selle standard in serie, lasciando poco tempo alla cura dei dettagli. Noi non abbiamo mai fatto produzioni seriali, ancora oggi produciamo solo circa 600 selle all'anno, e consideriamo il tempo un prezioso alleato.

Sin dalla nascita la selleria Pariani ha ricercato la massima qualità, sia nei materiali sia nelle finiture. La qualità alla lunga premia ma è la passione nel nostro lavoro che fa la differenza.

Qual è la vostra clientela?

Da sempre Pariani rifornisce i migliori cavalieri del mondo, offrendo un servizio dedicato e su misura, e collabora con loro alla creazione di nuovi modelli, che si rivelano spesso un successo.

Oltre ai professionisti del settore, tra i nostri clienti ci sono anche grandi imprenditori, capi di stato e nobili da tutto il mondo. Hanno montato Pariani personaggi come Gabriele D'Annunzio, Giovanni Agnelli, Vittorio Feltri, lo stilista Valentino, John Kennedy, l'ultimo Scià di Persia Reza Pahlavi, la regina Elisabetta, Andrea Bocelli, ... Perfino Guccio Gucci montava le nostre selle, nonostante inizialmente le producesse anche la sua azienda.

Chi di loro le è rimasto più impresso?

Non dimenticherò mai quando, nell'autunno del 1984, notai sulla copertina della “Domenica del Corriere” un'immagine di Ronald Reagan con una delle nostre selle sotto braccio. Ne richiedemmo una copia al settimanale milanese, ma si rifiutarono di inviarcela. Così pensammo di chiederla direttamente all'ufficio stampa della Casa Bianca; senza troppe speranze, in realtà. Dopo due settimane la fotografia arrivò presso la nostra sede in una grande busta gialla, riportante il timbro “The White House”.

Qual è stata la sua più grande soddisfazione?

Questa è la storia di un'azienda artigiana di famiglia, che nel suo piccolo ha contribuito al successo del Made in Italy nel mondo. Nel 1970 ricevemmo la Medaglia d'oro al merito dalla Camera di Commercio di Milano per “67 anni di lodevole attività”.

Ma ciò che più mi rende orgoglioso è che nella mia azienda non è mai stato licenziato alcun dipendente. Quasi tutti gli operai sono entrati come giovani apprendisti, hanno imparato il mestiere e sono usciti all'età pensionabile. Credo che al giorno d'oggi questa sia una storia che vale la pena raccontare.

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