Abbiamo conosciuto Marco Ripa, giovane artigiano e designer marchigiano che realizza oggetti unici d'arredamento in ferro e acciaio.

Qual è la tua storia? Come è iniziata la tua attività?

Nasco come fabbro tradizionale. Ho fatto esperienza nell'officina di mio zio dove svolgevo l'attività di fabbro da carpenteria: cancelli, ringhiere e quant'altro. Ho acquisito buona manualità nella gestione della materia. Il problema era che non c'era nessun appagamento artistico. Parallelamente infatti ho da sempre coltivato la passione per l'arte ed il design. Ecco perché nel 2011 dopo un travaglio durato anni, nonostante la crisi economica, ho finalmente deciso di fondare la mia officina di lavorazione dei metalli prestando attenzione anche al lato artistico. Da questo punto di vista, lo scultore americano Alexander Calder è stato per me un maestro! Realizzava principalmente sculture in metallo ma leggere e mobili. Tutti noi siamo abituati ad associare al metallo peso e staticità. Calder ha sovvertito questi concetti donandogli leggerezza e movimento. Questo mi ha fatto percepire il metallo da un altro punto di vista. Da qui ho cercato di progettare oggetti che avessero queste caratteristiche.

Che tipo di formazione bisogna avere per dedicarsi a questo mestiere?

Secondo me basta la curiosità. Potrei passare ore a decantare gli anni di formazione in officina a lavorare sui metalli ed altrettanti a studiare arte e design. Ma la verità è che senza la curiosità non si va da nessuna parte. La curiosità è il motore che muove tutto. Tutto questo forma la persona, ognuna in modo diverso, ognuna con una ricchezza nuova a seconda delle esperienze di vita. Più esperienze si vivono più emozioni si possono donare.

Tutti noi siamo abituati ad associare al metallo peso e staticità. Calder ha sovvertito questi concetti donandogli leggerezza e movimento

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La curiosità è il motore che muove tutto. Tutto questo forma la persona, ognuna in modo diverso, ognuna con una ricchezza nuova a seconda delle esperienze di vita. Più esperienze si vivono più emozioni si possono donare.

Come si concilia un'attività come la tua con le nuove esigenze e tendenze del mercato?

Stando al passo coi tempi e, se si è veramente bravi, anticipandoli di un poco. In questo periodo il metallo sta vivendo una nuova era. Grazie al design minimale si è riscoperta la resistenza del ferro. Si è abbandonato il decoro liberty per seguire spessori sempre più sottili.
Il momento storico che stiamo attraversando è molto complicato ma se ci si presenta con un'idea nuova e un'immagine accattivante si può emergere. Mi è stato chiaro fin dall'inizio che per inserirmi in un mercato già popolato da marchi importanti e blasonati dovevo puntare sulla comunicazione e sull'innovazione.

Che tipo di clientela si rivolge a te?

Ho un ottimo rapporto con progettisti, architetti e designer. In laboratorio sono affiancato da un designer (Matteo Giustozzi) ed un fabbro forgiatore di vecchia scuola (Daniele Mattioli). Io ho una formazione più tecnica e di precisione. Insieme formiamo un team che spazia dalla progettazione 3D alla forgiatura alla realizzazione di elementi di design minimali. Ognuno nel suo campo aggiunge valore ad ogni progetto. Parallelamente lavoriamo con privati o brand che desiderano sviluppare progetti unici per le loro abitazioni, ditte, negozi e contract. Ci capita anche di realizzare sculture da esporre in ambienti pubblici. Diamo anche la possibilità di spaziare su diversi materiali: oltre al ferro lavoriamo anche acciaio inox, corten, alluminio, rame ottone e bronzo.

Pensa che i giovani possano essere affascinati e interessati a intraprendere questa attività?

Fino a qualche tempo fa l'artigiano era visto come uno che non era riuscito a fare altro nella vita e quindi si accontentava di fare un lavoro manuale. Oggi è molto più interessante dire che si fa un lavoro creativo o intellettuale. Per me non è mai stato così: ho sempre amato questo lavoro e amato il fatto di costruire qualcosa di unico, utile, funzionale e bello direttamente in laboratorio, direttamente dalle mie mani.
Per fortuna la cose stanno cambiando. C'è sempre più attenzione verso questa categoria. Si sta riscoprendo il valore di un oggetto costruito interamente a mano e anche fare l'artigianato può essere bello! La voglia di distinguersi in questo momento di omologazione globale è la spinta con cui ho intrapreso la mia idea d'impresa.

Quali sono le criticità legate al suo settore? E le prospettive?

Insegnare alla gente la differenza tra un prodotto industriale ed uno artigianale è la maggior difficoltà. Soltanto distinguendo i due settori si riesce a fare ordine e a far capire il valore aggiunto di una lavorazione interamente realizzata a mano. La più grande sfida però è trovare un mercato, perché quello interno non basta. Bisogna cercare di uscire fuori dai confini italiani dove il Made in Italy è un brand ricercato ed apprezzato. Io ci sto provando grazie ad internet: con l'ecommerce, sto vendendo un po' in tutta Europa con qualche sprazzo in Nord America. Bisogna puntare all'internazionalizzazione con l'ausilio di associazioni di categoria e incentivi pubblici. Questo, di riflesso, farebbe crescere anche il nostro Paese.