La storia di Lorenzo Borghi artigiano ha inizio quando nel 1952, all'età di dodici anni, comincia a lavorare nella bottega di cappelli per signora di Passerini Lionello.

Quando questi viene a mancare, Borghi ne rileva l'attività, trasferendosi in via dei Piatti, in pieno centro a Milano.

In questa sede, dove ancora lavora, egli si dedica da più di cinquant'anni ai cappelli, fatti a regola d'arte secondo la tradizione; è fra gli ultimi artigiani rimasti a realizzare un prodotto di tale qualità tutto fatto a mano. Nel corso della sua attività ha collaborato con i grandi stilisti, quali Krizia, Ferré, Moschino, e con sartorie teatrali. Ha realizzato e realizza cappelli per persone famose (tra cui la regina Elisabetta II) e non, ma sempre con la stessa passione e amore che solo un vero artigiano sa mettere nelle proprie creazioni.

Quale è stata la sua formazione?

Ho iniziato a lavorare direttamente in bottega all'età di dodici anni e mezzo, senza alle spalle alcuna formazione scolastica nel campo. Ho iniziato con l'apprendistato e solo la lunga pratica mi ha permesso di imparare il mestiere.

In realtà l'unicità di quello che faccio è un po' quello che accomuna tutti noi artigiani: mettere la propria anima in ciò che si crea...

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Purtroppo le scuole di oggi, soprattutto nel settore moda, formano figure che hanno una buona conoscenza teorica ma pochissima manualità.

Cosa rende unici i cappelli che crea?

Direi che è la possibilità di personalizzare i cappelli secondo il volere del cliente. In realtà l'unicità di quello che faccio è un po' quello che accomuna tutti noi artigiani: mettere la propria anima in ciò che si crea, e soffrire quando non si riesce a realizzare ciò che si vuole. Per noi lavorare è un privilegio, è quello che siamo.

Qual è il rapporto della bottega con il sistema moda milanese?

Una volta collaboravo con le case di moda. Lavoravo bene con le vecchie guardie: Valentino, Moschino, Krizia e soprattutto con Gianfranco Ferré, il quale, grazie ad una mia creazione, ha vinto "l'Occhio d'Oro". Quando lavoravo per questi grandi stilisti, capitava sia che loro mi dessero degli schizzi da cui partire per fare il prototipo, sia che venissero direttamente in bottega e scegliessero tra le mie creazioni.

Qual è la clientela che acquista i suoi cappelli?

Nel mio negozio arrivano clienti da tutto il mondo, anche perché ho lavorato molto per l'estero, in particolare Stati Uniti e Giappone, quindi sono molto conosciuto. Io comunque mi comporto con le mie clienti allo stesso modo, che siano nobili o no; l'importante è che escano dal mio negozio felici. La mia produzione è sia direttamente per il cliente, sia per la distribuzione in vari negozi e boutique. Per questi ultimi funziona così: io m'invento dei prototipi per la stagione in corso, li mostro ai responsabili del negozio che scelgono i modelli, li realizzo e una volta prodotti glieli spedisco.

Quali sono le criticità legate al suo mestiere?

Il problema principale dell'artigianato è la difficoltà di trovare degli interlocutori nelle istituzioni: non capiscono che l'Italia vive grazie a noi artigiani. Secondariamente non esiste la trasmissione del sapere artigiano. Il mestiere deve essere insegnato fin da piccoli: bisogna che il giovane faccia almeno un anno di apprendistato per capire se il mestiere gli piace ed è portato, ci vogliono pazienza e meticolosità. Purtroppo le scuole di oggi, soprattutto nel settore moda, formano figure che hanno una buona conoscenza teorica ma pochissima manualità.