La mia passione per il legno è maturata durante gli anni universitari grazie all’assidua frequentazione di una bottega artigiana;

la passione per il design invece nelle aule del Politecnico, anche grazie a uno straordinario professore, Beppe Finessi, che ha segnato il mio percorso e influenzato le mie scelte. È nata così l’idea di disegnare, ma soprattutto di realizzare in prima persona degli oggetti-pezzi unici e piccole serie- nei quali la componente manuale potesse diventare il valore aggiunto del progetto. Il confronto, quasi ossessivo, con realtà artigianali già strutturate e con una solida esperienza alle spalle, mi ha dato tantissimo, convincendomi che sarebbe stata una strada percorribile.

Che tipo di formazione bisogna avere per dedicarsi a questo mestiere?

Direi una doppia formazione. Da un lato una cultura del progetto quindi una formazione legata al mondo del design, dall’altro le competenze tecniche per tramutare un’intuizione in oggetto quindi abilità manuale.

La maggior parte dei miei clienti sono privati che si rivolgono a me per avere un mobile custom con un valore progettuale aggiunto. In questi casi il progetto nasce da un reciproco scambio di esigenze-soluzioni

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Come si concilia un'attività come la tua con le nuove esigenze e tendenze del mercato?

Il vantaggio di occuparsi di tutta la filiera produttiva dall’ideazione alla realizzazione mi permette di lavorare con una logica che non risente dei “trend” del momento.

Che tipo di clientela si rivolge a te?

La maggior parte dei miei clienti sono privati che si rivolgono a me per avere un mobile custom con un valore progettuale aggiunto. In questi casi il progetto nasce da un reciproco scambio di esigenze-soluzioni. I progetti per le Gallerie sono quasi sempre il risultato di un processo più lungo e articolato con alla base un forte lavoro di concept. Riuscire, in questo caso, a tradurre un pensiero o un’intuizione in mobili o oggetti con una propria autonomia è lo sforzo più difficile.

Pensi che i giovani possano essere affascinati e interessati a intraprendere questa attività?

Nel mio laboratorio sono tutti molto giovani (sono il più vecchio) e ammetto di essere contento di questa situazione. Quando incontro eventuali collaboratori, descrivendo la nostra struttura, sottolineo che la difficoltà maggiore sia mantenere un livello di concentrazione estremamente elevato pur svolgendo un lavoro di fatto fisico.

Quali sono le criticità legate al tuo settore? E le prospettive?

Io sono un piccolissima impresa artigianale di falegnameria, ma anche uno studio di progettazione; ognuno di questi due settori ha le sue criticità e caratteristiche. L’impresa artigianale è soggetta a dei rischi concreti legati all’investimento in materiali e risorse; la progettazione richiede dei tempi di pensiero e di elaborazione che spesso entrano in conflitto con tempi e fretta del committente. Riuscire a tenere un buon equilibrio tra tempi di progettazione e qualità di esecuzione credo sia il nodo della mia attività.