I Fratelli Levaggi dal 1963 realizzano le tradizionali sedie di Chiavari. L'eredità è raccolta oggi da Gabriele e Paolo, che tramite la ricerca di nuove forme e modelli proseguono e innovano questa antica tradizione.

Qual è la storia della vostra attività?

La nostra storia comincia negli anni Cinquanta, quando la guerra aveva lasciato ovunque uno scenario di povertà e stenti. Rinaldo Levaggi (nostro zio) ha cominciato come tornitore in proprio con i mezzi di cui disponeva: un vecchio tornio e una stalla dismessa utilizzata come laboratorio improvvisato. Nel giro di una decina d'anni, grazie alla sua bravura e intraprendenza, è cresciuto assumendo personale fino ad arrivare, nel 1963, a rilevare una azienda già esistente insieme ai tre fratelli: nasce allora la Fratelli Levaggi, che si è contraddistinta per più di cinquant'anni grazie al livello qualitativo della produzione. La sua eredità è raccolta oggi da Gabriele e Paolo, giovani fratelli che proseguono la tradizione con immutato entusiasmo.

Non abbiamo frese a controllo numerico ma è sempre la mano esperta dell'artigiano a guidare tutte le lavorazioni

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Oggi l'artigiano, specialmente se giovane, per dare valore al proprio lavoro deve diventare una figura dalle competenze trasversali

Come coniugate la lavorazione tradizionale della sedia Chiavarina con la sperimentazione e la ricerca formale?

La tradizione non è solo un valore storico e culturale ma porta con se' un bagaglio di conoscenze ed esperienze che sono il frutto degli sforzi di generazioni di artigiani. Per salvaguardarla tuttavia non è sufficiente la fedele riproduzione dei modelli del passato (pena il rischio che tale tradizione vada morendo) ma occorre attualizzarla anche attraverso la ricerca e la cultura del progetto. Quando realizziamo nuovi prodotti seguiamo quindi la lezione dei grandi maestri del design italiano che da sempre hanno creato sinergie con gli artigiani. Ci piace anche guardare oltre confine: il design nordico (penso a Wegner, Aalto e Eames tra gli altri) è portatore di insegnamenti a mio parere universalmente validi.

Quali sono i passaggi nella realizzazione di una sedia?

La costruzione della sedia inizia dalla lettura delle assi di legno dove l'esperienza gioca un ruolo fondamentale al fine di ottenere elementi leggeri e robusti. Tutte le componenti sono tagliate dal massello e lavorate utilizzando le classiche macchine da falegnameria. Non abbiamo frese a controllo numerico ma è sempre la mano esperta dell'artigiano a guidare tutte le lavorazioni. Ogni componente viene poi levigato numerose volte per ottenere una superficie liscia e priva di imperfezioni. Dopo la foratura la sedia viene assemblata a mano calibrando uno per uno tutti gli incastri per assicurare la proverbiale solidità. A questo punto la sedia è pronta per l'impagliatura effettuata a mano con sottili filamenti di paglia di Vienna e per la verniciatura finale.

Che materiali usate e da dove provengono?

Tutto il legno che utilizziamo è di provenienza italiana e deve essere rigorosamente stagionato naturalmente per conferire le caratteristiche meccaniche ideali. La stagionatura dura dai 2 ai 5 anni prima che possa venire lavorato. In alcuni casi, come per il legno di ciliegio selvatico, scegliamo personalmente i tronchi nell'entroterra ligure e seguiamo le fasi di taglio e stagionatura.

Dalla Campanino Classica alla Superleggera di Gio Ponti, quante sono le varianti della sedia Chiavarina?

La storia della sedia di Chiavari è curiosa e atipica perché è quasi del tutto assente la figura del designer: ogni artigiano e produttore ha sempre ampliato i suoi cataloghi con proposte frutto della propria esperienza e gusto personale. Il risultato dopo due secoli di storia sono centinaia di modelli, alcuni davvero innovativi e originali, altri più legati al concetto di Chiavarina tradizionale. Storia a parte è quella della Superleggera di Ponti, capolavoro del design italiano che deve la sua nascita alla tradizione chiavarese ma che paradossalmente ha avuto l'effetto di mettere in ombra le sue origini: specialmente all'estero infatti, pur essendo un icona del design italiano sono pochissimi gli addetti ai lavori che conoscono la storia della Chiavarina da cui attinge la 699.

Qual è la vostra clientela?

Sia in Italia che all'estero lavoriamo molto con privati ma soprattutto con architetti e studi di interior design che amano inserire nei loro arredamenti pezzi di grande valore estetico e storico/culturale.

Pensate che i giovani possano essere interessati a un mestiere come il vostro?

I giovani si stanno avvicinando oggi più che mai ai mestieri manuali, forse anche a causa della assuefazione da tecnologie digitali. In effetti il nostro lavoro ha “quel misterioso piacere che deriva dall'abile esercizio delle proprie abilità manuali” per dirla con un grande sostenitore dell'artigianato, William Morris.

Siete presenti su well-made.it e su italia-su misura.it, pensate che la promozione sul web sia necessaria per l'artigiano contemporaneo?

Penso che sia indispensabile e che sia finito il tempo in cui l'artigiano era visto come un “vecchio di bottega”. Oggi l'artigiano, specialmente se giovane, per dare valore al proprio lavoro deve diventare una figura dalle competenze trasversali: oltre alla completa padronanza del mestiere, deve saper leggere il mercato e utilizzare gli strumenti che il mondo della comunicazione digitale ci offre. Ciò richiede spesso grandi sforzi e sacrifici ma è fondamentale per diventare artigiani globali!

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