Questa intervista è stata effettuata nell’ambito del progetto di tesi “if intangible then…” di Andrea Bergamini e Stefano Mori (Facoltà di Architettura, Politecnico di Milano, 2013):

una ricerca, ma innanzitutto un progetto, che affronta le attuali problematiche dell’artigianato artistico e tradizionale inteso come espressione del patrimonio culturale immateriale di un Paese. La seguente, come le altre interviste effettuate, è stata in primis un’indagine conoscitiva utile per la comprensione delle singole realtà del territorio lombardo, poi una raccolta dati per individuarne le diverse necessità spaziali e di macchinari. Per selezionare parte delle maestranze da intervistare, è stato consultato l’elenco delle eccellenze lombarde redatto da “Artis”.

Quale è stata la sua formazione e quando è nata la sua attività?

"Ho frequentato un istituto professionale; qui è nato l’interesse per la meccanica e qui ho appreso le principali nozioni sui materiali e sulle loro lavorazioni. Questa mia passione l’ho poi portata avanti lavorando come apprendista in una bottega e nel 1974 ho deciso di aprire il mio laboratorio che attualmente si compone di 3 addetti.”

In generale penso che per svolgere questo mestiere siano necessarie nozioni di lavorazione, anche manuale, e una conoscenza di base dei materiali.

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In cosa consiste il suo lavoro? Qual è il processo ideativo-realizzativo?

"Innanzitutto il disegno iniziale viene ideato direttamente da me o concordato assieme al cliente; poi, dopo averne realizzati diversi schizzi, quello definitivo viene riprodotto in scala 1:1 su fogli di lamiera. In questa prima fase prendo spunto da qualsiasi forma d’arte, musica compresa. Avrei sempre voluto approfondire gli studi artistici: purtroppo non è stato possibile, ma per fortuna ora svolgo un’attività che mi permette di sperimentare molto anche in questa direzione. Una volta creato il modello su lamiera, scelgo i pezzi metallici standard di partenza che vengono portati a elevata temperatura con la forgia e poi battuti in vari modi a seconda della lavorazione. In alcuni casi sono previste saldature di più parti e la loro eventuale integrazione con componenti meccanici”.

Quali spazi sono necessari allo svolgimento della sua attività? Quali caratteristiche dovrebbero avere?

"Lo spazio è molto prezioso e di certo più ne hai, più ne occupi. La funzione principale è quella di lavoro manuale e a macchina che avviene in tre ambienti distinti: il laboratorio di forgiatura, il laboratorio di saldatura e grande assemblaggio, il laboratorio dei pezzi meccanici. Il deposito dei profilati standard e il magazzino dei piccoli complementi meccanici sono due spazi necessari dove è d’obbligo l’organizzazione e l’ordine dei pezzi. Infine è presente un piccolo ufficio dove vengono archiviati tutti i lavori, dove si svolge la funzione amministrativa e di rapporto con il cliente. Dal punto di vista della qualità dell’ambiente di lavoro, la possibilità di avere luce naturale aiuterebbe molto anche se non si può rinunciare a quella artificiale; la separazione delle funzioni è un altro accorgimento utile per isolare rumori e per il mantenimento dell’ordine ed infine una doppia altezza del laboratorio di assemblaggio permette di manovrare agevolmente grandi pezzi.”

Ha apprendisti nel suo laboratorio? Come vede i giovani che si vogliono avvicinare alla sua attività?

"In questo momento non c’è necessità di inserire apprendisti nel laboratorio perché il lavoro che abbiamo è tale da permettermi di gestirlo con le persone che già lavorano con me. In generale penso che per svolgere questo mestiere siano necessarie nozioni di lavorazione, anche manuale, e una conoscenza di base dei materiali. In particolare per un giovane le difficoltà oggi sono maggiori rispetto al passato perché ciascun prodotto fa storia a sé: il garzone di una volta svolgeva un singolo compito e questo gli permetteva di apprendere quelle tecniche che venivano ripetute sempre; mentre oggi sono le tecniche stesse ad essere reinventate quotidianamente variando in funzione della singola lavorazione richiesta.”