Nell'atelier di via San Marco Nicoletta Caraceni, figlia del grande sarto abruzzese Ferdinando Caraceni, insieme a alla sua équipe porta avanti l'eredità paterna con passione e dedizione.

Ci racconti la storia della Sartoria Caraceni.

Mio padre Ferdinando Caraceni nasce a Ortona (stesso paese di nascita di tutti i Caraceni sarti) il 30 maggio 1923. Lo stesso giorno e stesso luogo del grande Domenico Caraceni. Inizia ad andare a bottega ancora bambino e a 16 anni è "sarto finito" come orgogliosamente si definiva lui parlando della sua gioventù. Agostino Caraceni lo vede all’opera e lo vuole con lui a Milano, dove arriva nel 1939. C’è poi la guerra. Finito il conflitto, torna al lavoro con Agostino e rimane con lui fino al 1967. Lui è il suo maestro e rimarrà per sempre fedele ai suoi insegnamenti. A maggio 1967 apre la sua sartoria in via San Marco.

Ricordo che la domenica mattina quand’ero piccola mio padre mi diceva «vieni con papà» pensavo mi avrebbe portato a giostre, giardinetti, invece mi portava in sartoria.

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Qui ci sono sarti che sono con noi da più di 20 anni. È importante.

Quando è nata in lei la passione per questo mestiere?

Ricordo che la domenica mattina quand’ero piccola mio padre mi diceva «vieni con papà» pensavo mi avrebbe portato a giostre, giardinetti, invece mi portava in sartoria.

A lui magari era venuto in mente che correzione fare a un modello, come risolvere una particolarità del cliente. Io mi sedevo vicino a lui e giocavo coi pezzi di stoffa e coi gessi. Me lo ricordo bene.

Realizzate abiti artigianali su misura. Quanti passaggi e quanto tempo ci vuole per trasformare la materia nel prodotto finito?

Fare un abito interamente a mano comporta molti passaggi. Innanzitutto, come mi ha insegnato mio padre, si bagna il tessuto: lini e cotoni vengono messi in acqua per 48 ore. In questo modo perdono amido e si accorciano. Le lane invece vengono avvolte in vecchi lenzuoli bagnati e strizzati affinché l’acqua penetri nel tessuto. Anche le lane si accorciano!

Poi si fa il modello in carta del cliente e si taglia il tessuto col modello. Si inizia così a montare la prima prova. Canapi, lini interni, crine tutto trapuntato a mano. Tasche e taschini. Maniche imbastite e poi si monta tutto per la prova.

In prova si vedono particolarità e difetti (spalla bassa/alta; postura del cliente; spalle in avanti o indietro etc) . Si disfa la giacca, si rimette sul modello e si segnano le correzioni.

A questo punto si riprepara la nuova prova -che sarà più avanzata- coi revers coperti col tessuto e le maniche fatte. E si prova di nuovo. A volte ci sono ancora correzioni da fare al modello altrimenti si procede con la stiratura finale. Non si tratta di una stiratura normale ma si lavorano col ferro le spalle e si scialla il rever: di solito questa azione prende un intera mattinata.

Quando però il cliente ha il suo modello fatto con tanta precisione, per i prossimi abiti tutto diventa più semplice e con una prova si confeziona l’abito.

Sceglie lei stessa le materie prime e i tessuti che adoperate?

Sì, scelgo personalmente i tessuti. Da sempre inglesi: cashmere dalla Scozia e lini dall’Irlanda. Il tessuto è importante. Mi deve assicurare qualità e buona lavorazione.

Qualità, tessuti pregiati e cura dei dettagli sono solo alcune delle caratteristiche della sartoria. Insieme a queste, grande è l'attenzione per chi lavora con lei.

Il capitale umano è fondamentale. Essendo un prodotto interamente fatto a mano è basilare avere bravi sarti. E cresciuti nello stile e nel metodo lavorazione proprio di mio padre. Qui ci sono sarti che sono con noi da più di 20 anni. È importante.

In questi anni moltissimi giovani sono passati in sartoria e alcuni di questi, grazie alla sua lungimiranza, vi sono rimasti. Ritiene che questo mestiere eserciti ancora attrattiva sulle giovani generazioni?

Io penso che questo mestiere, dall’alto contenuto artistico, possa interessare molto i giovani. Io lo definisco un lavoro "zen". Vedere crescere un capo artistico nelle proprie mani dà una soddisfazione enorme. Mio padre lo vedeva come un gioco, un hobby. Non gli è mai pesato. Non è un lavoro stressante o alienante come quelli dell’era moderna.

La sua sartoria ha avuto numerosi riconoscimenti anche a livello internazionale, qual è il premio a cui è più affezionata?

L’anno scorso ho ricevuto un premio in Francia dal Centre du Luxe. La mia azienda è stata premiata come Entreprise des Métiers d’Art. Sono stata davvero orgogliosissima di riceverlo. Ho pensato a mio padre che lassù deve essere stato davvero felice quella sera.

Alla Sartoria Caraceni sono state dedicate pubblicazioni, è presente sui social, sui portali dedicati all'artigianato (italia-sumisura.it, well-made.it). Crede che la promozione sul web sia necessaria per l'artigiano contemporaneo?

La presenza sul web è basilare oggi. Con internet ci è stato dato uno strumento per arrivare a tutti in tutte le parti del mondo. Il mio prodotto non potrà mai essere venduto online ma il web è strumento essenziale per farsi conoscere e per fare realmente capire la differenza tra un vestito ready made o semi-sartoriale dal nostro.

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