Pierluigi Ghianda è uno degli ebanisti italiani più famosi nel mondo: ha lavorato con prestigiose Maison del lusso, come Hermès, e ha collaborato con architetti e artisti italiani come Gae Aulenti, Cini Boeri, i fratelli Castiglioni, Gianfranco Frattini, Vico Magistretti, Gio Ponti, Richard Sapper, Ettore Sottsass. “Quello che fa Ghianda è un gioiello. Lui non è un falegname, è un artista!”, dice di lui Maddalena De Padova.
La sua bottega, che dall’esterno sembra un capannone simile ai molti che costellano le arterie a nord di Milano, si rivela un forziere che racchiude un tesoro: campioni di giunte e finiture, insieme a finissimi pezzi di design realizzati in legni pregiati.
Numerosi i prodotti realizzati in esclusiva ed esposti presso l’atelier di Ghianda: tra gli altri, un tavolo per la Società Umanitaria di Milano con una cassettiera a scomparsa e cassetti realizzati con una giuntura a doppia coda di rondine, un tavolo brevettato che si piega su se stesso tirando una cordicella e si riapre con un semplice gesto. Davanti al banco di lavoro, Pierluigi Ghianda racconta che tutto quello che produce è realizzato solo con il legno: riesce sempre a trovare quello del colore giusto per soddisfare le richieste della committenza. Un pezzo di legno violaceo proveniente dalla foresta amazzonica, per esempio, verrà sovrapposto a un legno giallo per realizzare una scatola commissionata da un cliente armeno. Le attenzioni che dedica agli oggetti sono uniche: quando deve costruire le gambe degli sgabelli, per esempio, usa pezzi di legno che provengono dallo stesso tronco, in modo che abbiano la stessa età e dunque la stesa stagionatura. In questo modo il colore sarà sempre simile, anche dopo vent’anni.
Prima di trasferirsi qui, dov'era la sua bottega?
Pierluigi Ghianda: Eravamo in centro a Bovisio Masciago. All’epoca c'erano tre o quattro famiglie, poi un cortile e sotto la bottega; allora si faceva in fretta, tornando da scuola si passava dalla bottega prima di andare a casa. Il primo oggetto che ho realizzato credo sia stata una spada: a quei tempi l’icona era Zorro! La passione per questo lavoro è cresciuta con il tempo: fare l’intagliatore mi è sempre piaciuto. Ci siamo spostati qui alla fine degli anni Sessanta. Questo laboratorio è quattro volte più grande del precedente, ma quando ho trasferito qui tutte le cose mi sono reso conto che non riuscivo a farci entrare tutto! D'altronde si sa che quando hai poco spazio devi aguzzare l'ingegno.
Quante persone lavorano qui, e che tipo di lavoro svolge prevalentemente?
Qui lavorano circa 8 persone. Un artigiano deve sapere fare tutto, non solo il tavolo o solo la sedia; deve amare la materia. Con il legno si può fare tutto quello che si vuole: dalle sedie ai tavoli, dalle posate alle sfere agli occhiali, qualsiasi cosa.
Quanti tipi di legno conosce o ha lavorato?
Forse qualche centinaio: ho sempre avuto il pallino di andare a cercare il legno nei Paesi stranieri. Una fonte inestimabile di materiale e ispirazione è la foresta amazzonica: lì crescono alberi di moltissimi colori. Ma ci sono anche bellissimi alberi europei, o giapponesi. Potrei andare avanti all’infinito a parlare del legno!
Da dove trae la sua ispirazione?
L’ispirazione viene da qualsiasi situazione e si sviluppa con qualsiasi persona. Diciamo che con alcune persone ci si intende subito e si riesce a realizzare le cose più in fretta. Noi abbiamo la cattiva abitudine di non buttare via niente: un pezzo di scarto che oggi non ti dice niente magari lo si appoggia lì, poi viene lei, lo fotografa e a me, vedendo la sua fotografia, si accende una lampadina: questa è la vera ispirazione.
Trova che l’evoluzione della tecnica abbia cambiato il suo lavoro?
Per la produzione di serie è importante, certo! Le voglio raccontare un aneddoto:. Un giorno arriva un ingegnere; mentre giravamo per la bottega parlavamo di lavoro e lui mi disse: “Con le macchine che costruiscono oggi, i suoi oggetti possono essere intagliati in cinque minuti”. Al che gli risposi che quando faranno delle macchine con dei polpastrelli che sentono come le dita e con degli occhi che vedono come i nostri, allora ne avrei ordinate 10. Ma fino a quel momento, che nessuno mi venga a raccontare che le macchine funzionano meglio di un uomo per la lavorazione del legno!